martedì 4 giugno 2013

UN INTERVENTO PER LE ELEZIONI DEL CONSIGLIO OAPPC Firenze 2013




ARGOMENTI TRATTATI NEGLI INTERVENTI


Il nostro intervento verte su alcune questioni: una su tutte è quella che mette in risalto i forti limiti dell'ordine e le conseguenze di questo.

È sotto gli occhi di tutti che questo Ordine, ormai non raccoglie ab immemorabili    nessun interessamento degli iscritti alle sue attività   e quindi non ha mai raccolto  nessuna partecipazione. Questo male ormai endemico é talmente "antico" che non fa neanche ( ohimè ) più notizia, e questa condizione é diventata un dato di fatto accettato da tutti con rassegnazione, come una sorte di dogma .
Se si tocca il problema dell'indagare il perché,  tutta la responsabilità é imputata agli iscritti che per pigrizia non partecipano.

Ma vogliamo una volta per tutte guardare con preoccupazione a questo astensionismo e chiederci  veramente perché ciò accada o più precisamente a cosa é funzionale ? 

E' impellente la necessità  di avere un organismo che ci rappresenti davvero, essere consapevoli del fatto che esistono vie alternative, già collaudate altrove, preposte a rappresentare  i bisogni di noi architetti.

" ...PARTECIPAZIONE, il principio psicologico fondamentale per il coinvolgimento degli individui, tutti o il maggior numero possibile, nei processi decisionali e amministrativi che riguardano il proprio territorio e la propria polis. Soltanto se c’è un’effettiva Partecipazione alla formazione delle decisioni il rapporto di fiducia verso l’Amministrazione cresce e diventa o resta positivo e crescono parimenti l’entusiasmo, l’attaccamento e l’interesse – cioè la cura – per le situazioni e le vicende del proprio contesto politico di riferimento"...(Dott.Daniene Cardelli -pisicanalista Junghiano).


Sottolineo che siamo  ancorati ad un modello di delega e rappresentatività  VECCHIO e stanco che non è in grado di recepire le nostre istanze, soprattutto quelle dei nostri giorni, e che gli eventi organizzati e prediletti, relativi all'architettura e alle archistar, se pur interessanti, sono la foglia di fico sui veri problemi, e non sono prioritari!

L'architettura degli iscritti, più quotidiana é forse più banale, ma è anche più vera, fatta di problemi reali: burocrazie, normative "ingessate", spese professionali strangolanti, ecc ecc ecc ....

Vorrei che l'attenzione di chi ci ascolta si concentrasse sulla idea infondata di pensare che l'ordine possa trovare risposte alle esigenze degli iscritti.

L'ordine non ha il potere di farlo.
L'ordine è preposto a:
tenere l'albo
suggerire i nomi alla magistratura per commissioni
controllare l'abuso  della professione
organizzare i corsi di formazione resi obbligatori dalla Riforma Professionale
fornire informazioni alla PA sul tipo di prestazione professionale che ogni singolo iscritto può offrire

L'ordine è un luogo di potere...ma di tutt'altro tipo.  Creato per controllare non già l'operato degli Iscritti ma per controllarne le libertà e le diversità di razza e  pensiero si è trasformato nell'espressione di una casta con una struttura medievale dove purtroppo ci sono principi, vassalli e  servi della gleba .

L'ordine  come ente di stato  non è un sindacato

I fatti lo dimostrano, come lo scontento e la già detta mancata partecipazione degli iscritti.

I rappresentanti degli Ordini provinciali, non hanno per legge il potere di rappresentare presso il Governo e i  suoi Dicasteri la nostra professione, e per questo l'Ordine  si configura come un ente-impot-ente!

In sostanza sappiamo che l'ordine, relativamente alle problematiche della nostra professione, non è tenuto per legge a farsene carico

E quindi BASTA, bisogna aprire gli occhi ed essere davvero informati ed organizzarsi.

Pretendiamo dall'ordine quello che l'ordine ci deve... come istituzione, e quindi in relazione a questo, che non è tutto quello che ci fanno credere debba essere fatto con la nostra quota di iscrizione (convegni, sedi prestigiose, consulenze etc.), potremmo pretendere  una riduzione della quota d'iscrizione.

Pretendiamo di essere liberi di aderire alla Fondazione, che non è  necessariamente la sola deputata ad assolvere l'obbligo della formazione permanente stabilita dall'attuale Riforma.


1.     crediamo che sia corretto  avere corsi di formazione accessibili a tutti per costo, spazio e tempo , ma che sopratutto l'impossibilità di formarsi per ragioni economiche o di tempo (vedi donne e maternità) non diventi un illecito disciplinare.
2.     infatti introdurre l’obbligo della spesa e del tempo equivale a introdurre un fattore di selezione sulla base del censo del singolo professionista 
3.     inoltre riteniamo che si debbano stabilire criteri e  garanzie sulla selezione dei soggetti che ci formano, e conseguire crediti spendibili a livello europeo
4.     inoltre riteniamo corretto che ci sia la più ampia scelta degli argomenti formativi e informativi che corrisponda alle molteplici attività svolte dagli iscritti


Anche per tutto questo, occorrerà che l'ordine renda edotti gli iscritti su tutto ciò che accade all'interno dell'ordine. In fondo, noi che votiamo, deleghiamo pochi colleghi a decidere per tutti, almeno che si conoscano le modalità, i tempi, le scelte e i contenuti, i dissensi, le alternative proposte,  evitando che si dica a nome di tutti qualcosa che solo pochi  decidono.

Invitare i colleghi solo su eventi, importanti indubbiamente, non basta!

Prima di parlare dell'architettura parlerei dell'architetto.
Il termine deriva dal greco ἀρχιτέκτων (arkhitekton), parola composta da arkhi (capo), particella prepositiva che serve a denotare "superiorità", autorità, ma soprattutto pensiero, ossia responsabilità e consapevolezza di colui che si accinge a costruire, e tékton particella che riguarda l'azione,l'operatività... dal termine "architetto" è derivato quello di "architettura" e non  il contrario (!)

Oggi l'architetto, in queste condizioni non può esercitare la libera professione e le future riduzioni degli iscritti e le cancellazioni per far fronte alle ultime novità fiscali ce lo faranno capire meglio se ancora non fosse chiaro.

Non ci lamentiamo se poi gli architetti come tanti altri professionisti fuggono o si inventano l'architetto lowcoast e non ci lamentiamo di come oggi la figura moderna dell'architetto sia poco moderna e tanto poco riconosciuta nell'economia della Società, nella difesa del Territorio e nella Politica dell'Edilizia.

Vorrei ricordare, non per ultimo ma solo perché mi sembra questo davvero un dato interessante, l'elevato numero di presenza di architetto donne nel nostro paese.


 L’Italia oggi è uno dei paesi con la maggior percentuale di donne architetto.

-       La ricerca  “Lo Stato della professione dell’Architetto in Italia: i temi, la crisi, la riconfigurazione” realizzata dall’Osservatorio Cnappc – Cresme,  dice che la quota di professionisti donna tra gli architetti è arrivata a superare il 40% su 145.000 architetti e che gli uomini guadagnano l’80% in più delle donne.

-       Come se non bastasse, in Italia, la crisi economica sta penalizzando fortemente la condizione lavorativa femminile.  Anche questo, a nostro avviso merita di essere considerato perché ci sembra che il futuro delle "donne architetto" non si presenti molto "roseo"


Su quanto fin'ora detto e molto altro intendiamo lavorare, con l'obiettivo di   ricondurre l'ordine al suo ruolo corretto e di ricostruire in parallelo una coscienza professionale di qualità.
Silvia Angotti -Caterina Calvani -Cristina Cincidda - Margherita Prenleloup

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